“Tutte le donne hanno il latte! Allattare è semplice e naturale…” Mi hanno ripetuto spesso queste frasi durante la gravidanza e forse le hai sentite anche tu. Poi, però, dopo la nascita una frase che si dice spesso è: “Hai poco latte…” Ma come? Non doveva essere semplice, automatico e naturale? Come funziona la produzione di latte e quali sono le cause della poca produzione? Vediamolo insieme!
Come funziona la produzione di latte?
La produzione di colostro (Lattogenesi I), quel primo latte giallo e denso ricchissimo di anticorpi e sostanze nutritive, avviene già durante la gravidanza. Dopo il parto, i livelli di progesterone calano bruscamente, permettendo alla prolattina, l’ormone che produce il latte, di stimolare la produzione. Questo processo, noto come Lattogenesi II, porta verso il 2° e il 5° giorno dopo la nascita alla montata lattea.
Dopo una fase iniziale in cui la produzione era controllata solo dagli ormoni, la produzione è ora regolata dal seno in base alla quantità di latte che viene rimossa. In pratica, più il seno viene drenato efficacemente, maggiore sarà la produzione di latte. Al contrario, se il seno rimarrà pieno troppo a lungo, la produzione inizierà a rallentare. Questo sistema risponde direttamente alla domanda del neonato, adattando la produzione alle sue esigenze.

Che cosa può causare una poca produzione di latte?
Le cause della poca produzione di latte si dividono in cause primarie e secondarie.
Cause primarie di poca produzione di latte
Per alcune donne, la difficoltà a produrre abbastanza latte è legata a cause fisiche e/o ormonali. Questi casi, pur rappresentando una percentuale minore rispetto alle cause secondarie, hanno bisogno di attenzione, ascolto ed accoglienza. Spesso queste famiglie si trovano di fronte a un senso di frustrazione o colpa, poiché vengono bombardate dall’idea che “tutte le donne hanno il latte” e che quindi stanno sbagliando qualcosa.
In questi casi, le cause di poca produzione possono essere:
1. Ipoplasia mammaria. Nell’ipoplasia mammaria, il tessuto ghiandolare del seno non si è sviluppato completamente. Questo significa che la porzione ghiandolare del seno, quella che produce il latte, è ridotta o non sufficientemente sviluppata per soddisfare la richiesta del bambino. È importante specificare che ci sono diversi gradi di ipoplasia e ci sono donne che sono riuscite ad allattare, altre che hanno fatto un allattamento misto (latte materno e formula).
2. Ritenzione placentare. La ritenzione placentare si verifica quando una parte della placenta resta nell’utero dopo il parto. La presenza di residui placentari impedisce il calo di alcuni ormoni necessari per la produzione di latte, come il progesterone, che ostacola il corretto avvio della lattazione. In questi casi, l’organismo non riconosce completamente che la gravidanza è terminata, e questo può interferire con la produzione di latte. Solitamente, il problema viene risolto con la rimozione dei residui placentari, permettendo così al corpo di avviare adeguatamente la produzione di latte.
3. Emorragia postpartum (sindrome di Sheehan). L’emorragia postpartum, in particolare quando molto abbondante, può portare a una condizione nota come sindrome di Sheehan. Questa sindrome è causata da un danneggiamento dell’ipofisi (la ghiandola che regola la produzione di diversi ormoni, tra cui la prolattina) a seguito di una forte perdita di sangue durante o subito dopo il parto. Quando l’ipofisi non riceve abbastanza sangue, può subire un danno che compromette la sua capacità di produrre gli ormoni necessari per stimolare la produzione di latte. La sindrome di Sheehan è una condizione rara, ma può influire gravemente sulla capacità di allattare.
4. Condizioni ormonali. Alcune patologie, alterano la produzione ormonale e possono influenzare negativamente la produzione di latte. Tra queste troviamo:
- Malattie tiroidee: sia l’ipotiroidismo (funzione tiroidea bassa) che, in alcuni casi, l’ipertiroidismo (funzione tiroidea eccessiva) possono influenzare i livelli di prolattina, compromettendo la produzione di latte.
- Diabete: le donne con diabete, in particolare se non trattato, possono incontrare difficoltà a produrre una quantità sufficiente di latte.
- Sindrome dell’ovaio policistico (PCOS): questa condizione influisce sui livelli ormonali e può interferire con l’equilibrio necessario per la produzione ottimale di latte.
5. Chirurgia o traumi al seno. Alcuni interventi chirurgici al seno, come le riduzioni mammarie, o traumi possono compromettere la capacità del seno di produrre e/o rilasciare latte, soprattutto se coinvolgono la parte ghiandolare e/o i dotti. È importante tenere presente che ogni situazione è unica, e non tutte le donne che hanno avuto interventi chirurgici al seno sperimentano problemi nella produzione di latte.

Cause secondarie: nascita e gestione dell’allattamento
1. Parto difficile e separazione tra mamma e bambino. Delle complicazioni durante la nascita, una separazione precoce e prolungata possono portare a un ritardo nell’inizio della stimolazione del seno, limitando così la produzione di latte. In questi casi, è importante iniziare a drenare il seno il prima possibile, inizialmente con la spremitura manuale e poi con l’uso di un tiralatte.
2. Allattamento a orari fissi. Il latte materno viene prodotto in risposta alla domanda del bambino. Se si allatta ad orari prestabiliti, se non si riconoscono i segnali di fame di un bambino la stimolazione del seno potrebbe non essere sufficiente a garantire una produzione abbondante e continua. È importante allattare a richiesta e ad offerta!
3. Problematiche legate alla suzione. Un bambino che per un qualche motivo come ad esempio una restrizione orale fatica a ciucciare non riesce a drenare il seno in modo ottimale. Questo comporta una serie di conseguenze come ad esempio una crescita rallentata e una produzione che inizia a diminuire perché un seno non stimolato manderà il segnale al corpo di produrre sempre meno..
Ad esempio nel caso di un frenulo linguale restrittivo (o anchiloglossia), i movimenti della lingua sono limitati e il bambino potrebbe passare molto tempo al seno senza ottenere una quantità sufficiente di latte, portando così a una diminuzione della produzione. Identificare e trattare precocemente una restrizione orale può fare una grande differenza non solo per l’allattamento ma per la salute generale del bambino e della famiglia.
Coesistenza di cause primarie e secondarie
In alcuni casi in cui c’è poca produzione di latte, cause primarie e secondarie possono coesistere, creando una situazione più complessa. Ad esempio, una condizione fisica o ormonale preesistente (causa primaria) nella donna può essere aggravata da una gestione sub ottimale dell’allattamento (cause secondarie). Questa combinazione può rendere più difficile comprendere l’origine del problema e individuare le giuste soluzioni. Per questo motivo, è essenziale valutare con attenzione tutti i possibili fattori coinvolti, così da offrire alla famiglia un supporto personalizzato e completo.
Rivolgersi a professionisti specializzati, come consulenti IBCLC, può fare la differenza nel trovare un approccio efficace che tenga conto di ogni aspetto della situazione.

Poca produzione di latte: che cosa fare
- Contatto pelle a pelle. Il contatto pelle a pelle stimola nel bambino riflessi che lo portano a muoversi verso il seno e ad aprire la bocca per cercare il capezzolo. Favorisce inoltre uno stato di calma, rendendo il neonato più propenso a ciucciare efficacemente una volta attaccato. La vicinanza al corpo della mamma e il contatto diretto stimolano la produzione di ossitocina, che rafforza il legame madre-bambino e prepara entrambi per un allattamento più efficace.
- Spremitura manuale e uso del tiralatte. Se non siamo con il nostro bambino e non possiamo attaccarlo al seno o il nostro bambino fatica a ciucciare efficacemente c’è bisogno di lavorare per mantenere la produzione attraverso la spremitura manuale e/o l’uso del tiralatte. È importante sapere come utilizzare correttamente il tiralatte per ottenere il massimo beneficio. Nella coppa del tiralatte dovrebbe entrare solo il capezzolo e non l’areola per evitare dolore o lesioni e per garantire un’efficace estrazione del latte.
- Andare alla radice del problema è essenziale per comprendere le cause che possono portare a una produzione ridotta di latte. Rivolgersi a una consulente in allattamento (IBCLC) può aiutare a individuare la causa e a creare un piano personalizzato per capire, sostenere e aumentare la produzione.
Conclusione
Per alcune donne l’allattamento può non essere semplice e le cause di una bassa produzione di latte possono essere varie. Cercare supporto è una parte fondamentale del prendersi cura del proprio benessere e di quello del proprio bambino.
Non sei sola!
Sono una consulente allattamento IBCLC, cioè una consulente certificata a livello internazionale. Se hai bisogno di un supporto contattami per una consulenza personalizzata.

Sono Margherita Zocca
Consulente allattamento IBCLC
Farmacista
Consulente del sonno
Referente il Parto Positivo
Questo progetto nasce per offrire informazioni affidabili e accessibili su farmaci e allattamento, perché anche l’informazione è parte della cura.
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