Come prepararsi all’allattamento in gravidanza: 5 fondamenti da cui partire

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Hai mai pensato di iniziare a prepararti all’allattamento in gravidanza?
“Allattare è facile, è naturale, vedrai che verrà da sé.” 
“Non preoccuparti, tutte le donne hanno il latte e basterà attaccare al seno il tuo bimbo per far funzionare il tutto.”

Hai già sentito queste frasi? Io si, perché vengono ripetute continuamente alle donne in gravidanza, creando una confusione ed un senso di colpa pazzesco soprattutto quando una mamma si trova con delle difficoltà durante l’allattamento. 

Con questo non sto dicendo che l’allattamento non è naturale e che non esiste un istinto… ci mancherebbe! Veniamo però da una generazione che non ha visto allattare e le idee e la conoscenza dell’allattamento sono purtroppo molto confuse e datate.

Ecco che conoscere informarsi sull’allattamento già dalla gravidanza e sapere come muoversi nel caso di difficoltà iniziali può fare un’enorme differenza nella tua esperienza di allattamento. 

5 cose da sapere sull’allattamento in gravidanza… se vuoi allattare

1. Il contatto pelle a pelle, non solo dopo la nascita

Il momento in cui il tuo bimbo si appoggia sul petto, appena nato, è qualcosa che difficilmente si dimentica. C’è pelle, calore, odore, occhi che si cercano. Quel contatto ha un impatto profondo sul corpo e sulla relazione. È uno degli strumenti più potenti per avviare l’allattamento in modo fisiologico.

Il pelle a pelle aiuta il neonato a stabilizzarsi: regola la sua temperatura, il battito cardiaco, la glicemia. Ma non solo. Favorisce anche l’attivazione di riflessi fondamentali: il piccolo inizia a muoversi, si spinge verso il seno, annusa, apre la bocca, cerca il capezzolo… e spesso, se lasciato libero e non forzato, si attacca da solo.

Per la mamma, invece, quel contatto stimola il rilascio di ossitocina, l’ormone dell’amore, certo, ma anche quello che aiuta la fuoriuscita del latte. 

Il pelle a pelle è pura comunicazione e scambio tra due esseri.

Ma c’è una cosa che tengo molto a dire: non è solo “la prima ora dopo il parto” a contare.
E se per qualche momento il pelle a pelle non è stato possibile subito dopo la nascita? Non preoccuparti. Il contatto pelle a pelle è importante anche nei giorni e settimane successive.

Se lo desideri, puoi indicare nel tuo piano del parto che vorresti vivere questo momento con calma, senza interruzioni, quando possibile. E se per qualsiasi motivo non dovesse accadere subito, sappi che il contatto pelle a pelle resta prezioso anche nei giorni successivi, e può essere fatto anche dal papà.

Nei primi giorni, questo contatto, insieme all’attacco al seno, aiuta ad avviare l’allattamento nel modo più fisiologico possibile. Se vuoi approfondire cosa succede in quelle prime ore e giornate dopo la nascita, ho scritto un articolo che può esserti utile: Allattamento: cosa aspettarsi i primi giorni

2. In caso di separazione: inizia a stimolare il seno e offri il colostro

Nel caso di separazione mamma e bambino, oppure se il tuo bimbo fatica ad attaccarsi, iniziare a stimolare il seno il prima possibile è fondamentale per avviare bene la produzione di latte. Il colostro è il primo latte che si produce: ha una consistenza densa, esce in piccolissime quantità ed è perfetto per le esigenze del neonato nei suoi primissimi giorni di vita. Quelle gocce che ci sembrano “poche” sono in realtà tutto ciò che serve.

In questa fase, le mani sono lo strumento migliore per raccoglierlo.
Con la spremitura manuale puoi stimolare il seno in modo delicato ed efficace.
Il colostro raccolto può essere offerto al tuo bambino con una siringa senza ago o con un cucchiaino da tè.

E quanto spesso farlo?

Se il tuo bambino non si attacca ancora, l’ideale sarebbe stimolare il seno circa 8-10 volte nelle 24 ore.
Più il seno viene stimolato, più il corpo riceve il messaggio: “Qui c’è un bambino che ha bisogno di latte”.

Dopo l’arrivo della montata, se il bimbo non si attacca ancora bene, puoi iniziare a usare il tiralatte per sostenere la produzione.
Attenzione però: molte coppe dei tiralatte forniti in ospedale sono troppo grandi. Serve misurare il capezzolo e osservare come va: una coppa sbagliata può provocare dolore e ostacolare il drenaggio del seno.

Anche in caso di separazione o difficoltà iniziali, con il giusto supporto, l’allattamento può partire nel modo migliore.

3. Impara la spremitura manuale e raccogli il colostro in gravidanza

Sapevi che si può iniziare a raccogliere il colostro già prima della nascita?
Se ne parla poco, eppure è un gesto semplice, che puoi imparare già dalla 36ª settimana. Non si tratta di fare scorte, né di “prepararsi al peggio” ma di prendere confidenza con il proprio corpo, vedere come risponde il seno alla stimolazione della spremitura manuale.

In alcuni casi come in presenza di diabete gestazionale, parto cesareo programmato, difficoltà negli allattamenti precedenti ecc., la raccolta del colostro può essere davvero utile. Puoi conservarlo in siringhe sterili e portarlo con te in ospedale.

Se vuoi capire meglio che cosa si intende per raccolta del colostro in gravidanza puoi approfondire: Raccolta del colostro in gravidanza: perché e come farla.

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4. Se qualcosa non va, chiedi aiuto (spoiler: il dolore non è normale)

Quando iniziamo ad allattare, spesso ci dicono:
“È normale che all’inizio faccia un po’ male.”
“Devi solo stringere i denti, poi passa.”
“Se ha preso peso, allora va tutto bene.”

Ecco, fermiamoci un attimo.
No, il dolore in allattamento non è normale. È comune, sì, ma non normale. È invece un chiaro segnale che qualcosa va sistemato.

Una posizione non ottimale, un attacco poco profondo, una tensione nel bambino, una restrizione orale. Sono dettagli importanti che, se ignorati, rischiano di trasformarsi in fatica, frustrazione e, a volte, nella decisione di interrompere.

Se provi dolore durante la poppata, se il tuo bimbo fatica ad attaccarsi, a ciucciare o se senti che qualcosa “non torna”, fidati di quella sensazione. E chiedi aiuto senza aspettare di arrivare al limite.

5. La mamma allatta… se ben supportata

Allattare è un gesto che solo la mamma può fare con il suo corpo, è vero. Ma un neonato ha bisogno di molto più del latte: ha bisogno di essere contenuto, coccolato, cambiato, portato in braccio, cullato, lavato, addormentato, tenuto vicino. E tutto questo può farlo anche chi non allatta.

Anzi, il partner ha un ruolo fondamentale nel rendere l’esperienza di allattamento più serena.
Può:

  • cambiare pannolini o fare il bagnetto
  • tenere il bambino in fascia o in braccio quando ha bisogno di stare a contatto
  • preparare uno snack o portarti un bicchiere d’acqua mentre allatti
  • occuparsi della casa, dalla spesa ai pasti, così tu puoi concentrarti su riposo e recupero
  • aiutare ad addormentare il bimbo o semplicemente giocare insieme a lui
  • creare un angolo comodo per allattare e accogliere i vostri tempi con calma

E poi, c’è il ruolo forse più prezioso: ricordarti che stai facendo un ottimo lavoro, anche quando sei stanca e tutto ti sembra troppo.

Coinvolgere il partner già in gravidanza, parlarne apertamente, creare insieme una visione condivisa, aiuta a vivere i primi giorni come una squadra, e non come due persone sole davanti a un grande cambiamento.

L’allattamento è una relazione che si costruisce in tre: mamma, bambino, e chi le sta accanto.

In conclusione: prepararsi ti aiuta a partire con più chiarezza

Prepararsi all’allattamento in gravidanza non vuol dire sapere tutto, ma avere gli strumenti giusti per orientarti nei primi giorni. Sapere cosa aspettarti, cosa è normale e cosa no.
Capire quando è il caso di chiedere aiuto e come muoverti se qualcosa non fila liscio. Partire con qualche informazione in più, aspettative realistiche e una rete pronta può davvero fare la differenza.

Se senti di aver bisogno di supporto, vuoi chiarirti le idee o semplicemente iniziare a prepararti con più consapevolezza, prenota la mia consulenza allattamento già in gravidanza.

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